Il consumo sostenibile in Italia: considerazioni e proposte

Indice

  •  I consumi oggi: analisi della situazione
  •  Quale prospettiva di consumo sostenibile?
  •  Linee guida di intervento

I consumi oggi: lettura della situazione attuale
Secondo alcune letture dei cd “climi di consumo” consumatore italiano non si presenta oggi come un soggetto “pessimista / depresso / apatico” ma piuttosto come consumatore “attento / vigile / allertato”. Ovvero la visione che i cittadini avrebbero della realtà è si improntata ad una certa preoccupazione (anche crescente) verso una situazione economica che si considera come critica, ma la prudenza non impedisce alla gente di avere anche aspettative. La stessa gestione del risparmio, più attenta e accorta rispetto al passato, sembra aprirsi ad una nuova progettualità, dalla quale – ad esempio – emerge una considerazione e attenzione nei confronti delle proposte della “finanza etica”.

In sintesi, sostiene il prof.Bosio (vice-Presidente Eurisko e docente di psicologia alla Bicocca) la realtà rappresentata dal “consumatore 2003” si configurerebbe come un “solido ancoraggio da cui partire per riprogettare “percorsi” nel consumo e nel risparmio”.

Quale prospettiva di consumo sostenibile?
Piuttosto invece va rivista la prospettiva nella quale il mondo associativo attivo su questi tempi sembra inserire la tematica del consumo sostenibile. Ovverosia si tratta di agire per superare il minoritarismo élitario per invece lavorare nella direzione di una possibile ampia spendibilità sociale di questa tematica, stimolando le istituzioni pubbliche a farsi finalmente carico con decisione di questi aspetti.

Per fare ciò, prioritariamente va evidenziato che “scegliere la qualità” non è un’impostazione ideologica o una mera testimonianza o magari una strategia di depressione dei consumi in una fase economica già di per se delicata. In realtà si tratta di sottolineare che consumare meglio (e talora anche meno ….) migliora nel concreto la qualità della vita in quanto, promuovendo prodotti commerciali ecocompatibili, attività imprenditoriali ecoefficienti e servizi innovativi, riduce la cd “impronta ecologica”, ovvero contribuisce a rendere compatibili i consumi individuali e collettivi con il bilancio energetico planetario.

Quindi si delinea una prospettiva ben precisa, ovvero, come evidenzia lo psicologo sociale Mihaly Csikszentmihalyi, “potrebbe … essere possibile re-inventare il consumo in modo che si possano soddisfare i bisogni esistenziali ed esperienziali minimizzando il loro costo energetico e preservando, allo stesso tempo, l’economia”.

Ma come, nel concreto, è possibile far ciò? La sfida da raccogliere è quella di riuscire a rendere visibile per una grande numero di persone delle opportunità che sono già praticabili nella vita di tutti i giorni e come le diverse istituzione pubbliche (da quelle locali fino al livello europeo) si stanno sforzando di leggere i nuovi bisogni dei cittadini per arrivare in futuro ad anticipare il loro evolversi modificando per tempo le politiche pubbliche e le proprie risposte.

Linee guida di intervento
Ne individuo alcune a titolo di esempio, che dovrebbero rendere possibile riprogettare in concreto “percorsi” nel consumo e nel risparmio in chiave di sostenibilità.

· Far in modo che il cittadino abbia una chiara e completa percezione dei costi effettivi relativi alle differenti scelte di consumo. Un corretto metodo pedagogico può essere quello di definire e visualizzare la propria “impronta ecologica”

· Trovare alternative concrete. Si tratta, ad esempio, di verificare comportamenti abitudinari, individuando la possibilità di rinunciare a certe cose o di cambiare / riorganizzare abitudini che possono sembrare importanti o intoccabili ma che in realtà sono ininfluenti sulla qualità della vita.

· Sensibilizzare e mobilitare non solo alcuni ma tutti quegli ambiti merceologici relativi a quelle aree che attualmente sono considerate “intoccabili” dai consumatori italiani, come l’alimentazione, la casa, i figli.

· Sviluppare servizi che si propongono in chiave di nuovo “management dei comportamenti personali” in chiave di sostenibilità (ad esempio, per quanto riguarda la mobilità, servizi di car-sharing e car-pooling).

· Stimolare la valorizzazione di prodotti (e i processi) innovativi delle aziende che hanno intrapreso il cammino del miglioramento della qualità nel rapporto con i consumatori come in rapporto all’ambiente e alla responsabilità sociale. Si tratta di offrire occasioni “vetrina” di ampia ricaduta comunicazionale rivolte alle imprese, a partire da quelle che offrono prodotti garantiti a livello di “ecolabel”, e che si siano dotate di certificazione. In prospettiva, una attenzione particolare andrebbe data alle PMI che più hanno difficoltà ad accedere e tradurre in pratica la “vision” della sostenibilità e della responsabilità.

· Fare in modo che le istituzioni possano sostenere aziende e cittadini quando questi cercano di mettere in atto certe scelte di consumo (con erogazione di finanziamenti ma anche attraverso l’ organizzazione di reti di servizi, si pensi ai parchi regionali o alle Agende 21 Locali)

· Stimolare il settore pubblico all’elaborazione di conoscenze che mettano in grado le istituzioni di leggere per tempo i bisogni e le preoccupazioni dei cittadini, organizzando dei veri propri “osservatori dei comportamenti”.

Roberto Albanese

http://www.greenman.it

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