L’Europa come campo spaziale di simboli condivisi

Cos’è sostanzialmente l’Europa, oggi? Quale è la sua identità? Azzardo una definizione, quella che mi sembra più appropriata, sia pure non in termini assoluti, ma, molto più semplicemente, rispetto al punto di vista sviluppato da Green Man Magazine. Europa quindi come spazio di interazione e integrazione, sia economico-sociale che simbolico culturale.
Attualmente questo “spazio europeo” si caratterizza per l’esistenza, nella maglia che l’organizza, di un suo centro (la “banana blu” che va dalle Midlands alla pianura padana) e di una sua periferia. Tutto ciò è il risultato di una lunga storia comune e ha prodotto una identità umana condivisa. Gli europei si qualificano infatti per essere una popolazione dall’alto livello di mobilità e di cultura, impegnata in attività economiche multiple, e che si concentra comunque nelle città. Va rimarcato inoltre il fatto che il cuore di questo spazio europeo si è venuto definendo come uno dei più importanti centri direttivi dell’economia mondiale.

In questo contesto, le istituzioni politiche territoriali (regioni e città) sono divenute garanti a livello locale delle esigenze di sviluppo economico e di qualità del quadro di vita dei cittadini residenti. Anche se le istituzioni hanno difficoltà a svolgere tale funzione di tutela e promozione, si può dire che è proprio nella domanda sociale di gestione efficace di qualità dell’habitat e di servizi alla persona, che si configura quello che è il modo tipicamente europeo di intendere la cittadinanza. Modo dunque, sostanzialmente univoco, in particolare a livello delle grandi aree metropolitane del nostro continente.

La sfida dunque è di fare in modo che, nel concreto, ogni abitante del nostro continente si possa percepire non come un estraneo ma come cittadino garantito e tutelato in qualsiasi punto di questo spazio comune si trovi a svolgere la sua attività lavorativa o a risiedere, sentendosi ovunque “a casa propria”. In questo modo le stesse istituzioni pubbliche ritrovano una nuova legittimazione in ragione della loro concreta e utile attività di supporto organizzativo al mantenimento dell’efficienza del sistema.

Tutto ciò, in fondo, ha a che fare, in primis, non solo con la dimensione spaziale ma anche con quella temporale e storica. Una risorsa importante per costruire l’Europa è da ritrovarsi nella storia stessa del nostro continente, ovvero nella possibilità di riproporre e attualizzare oggi quanto di meglio ha espresso la civiltà europea in quei momenti specifici della sua storia in cui una qualche forma particolare di convivenza multietnica, in una certa misura prossima a quel modello che si potrebbe definire come “modello ideale universalistico europeo”, riusciva a plasmare comportamenti sociali e stile di vita di riferimento per l’intera comunità.

Oggi, infatti, sentiamo l’esigenza di una più alta comune civiltà europea che sia in grado di liberare quello “spirito potente” unificatore di cui Joseph Roth rimpiange la perdita al momento della dissoluzione dell’impero austro-ungarico. Spirito “che è in grado di accostare ciò che è distante, di rendere affine l’estraneo e di conciliare l’apparentemente divergente” (JOSEPH ROTH, La cripta dei cappuccini, La Biblioteca di Repubblica, Barcellona, 2002, p.44).

Senso di appartenenza ad una comunità ed a un luogo aperti verso il mondo, capacità di identificazione personale e collettiva rispetto alla fase storica e ai soggetti che la determinano, buona amministrazione nella gestione da parte pubblica delle esigenze concrete della vita di tutti i giorni, sono gli elementi da garantire perché ognuno si possa sentire appunto “a casa sua” in qualsiasi parte del continente europeo.

Ma questo spirito potente unificatore, di cui parla Roth, che fa sentire ciascuno a casa propria, si afferma, diffonde e mantiene anche in quanto è capace di “caricare” le cose di un comune valore simbolico riconosciuto da persone e gruppi. E infatti si può dire che una Europa comune sia già esistita, almeno in determinate epoche, proprio in quanto il convergere di geografia e storia del nostro continente è stato capace di dare origine, almeno in certi momenti, ad un campo spaziale e culturale caratterizzato e agito da simboli condivisi da popoli diversi. In un quadro del genere si colloca anche la visione di europeistica di Victor Hugo, che, ad esempio, legava il concetto d’Europa alla forma artistica e all’area geografica di espansione dell’arte gotica.

Sarà quindi importante favorire il complesso processo di integrazione politica dell’Europea, come sempre è stato, connotandolo anche a livello simbolico

Roberto Albanese

http://www.greenman.it

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