Verso un universalismo europeistico dei popoli

Verso un universalismo europeistico dei popoli: linee guida per la ricerca storico / culturale e l’animazione

L’Europa quindi storicamente come “campo spaziale caratterizzato da simboli condivisi” che, per configurarsi, deve procedere, tra l’altro, anche ad una riconsiderazione di antiche icone. Questo è quanto si è cercato di evidenziare nel capitolo precedente. Partiamo quindi da qui per elaborare una strategia operativa possibile.
Si tratta quindi di operare per rendere possibile una risignificazione simbolica del territorio attuale rispetto ad una comune appartenenza europea ereditata dalla storia, per come questa si è manifestata nello specifico dei luoghi considerati.

Da una visione di questo tipo derivano alcune linee guida – a livello di ricerca storico / culturale e di animazione – che enucleo nel modo seguente per quanto riguarda gli aspetti che ritengo più significativi.

1. Scandagliare la storia del nostro continente per rivalorizzare simboli e figure simboliche tradizionali ancora capaci di parlare al profondo dell’anima umana in ragione dei contenuti particolarmente evocativi in chiave di universalismo europeistico a queste da sempre associati.

2. Essere in grado di favorire, al tempo stesso, in particolare attraverso attività artistiche, la reinterpretazione creativa del messaggio universalistico europeo per come questo sembra manifestarsi a livello di società contemporanea.

Avvertenze preliminari

Preliminarmente, comunque, evidenzio alcune avvertenze utili perché questa prospettiva possa essere correttamente assunta.

1. Un primo aspetto riguarda la ricerca storico / culturale sviluppata attraverso la lettura del territorio. Per identificare i simboli di appartenenza europea che un luogo con la sua storia racchiude, sarà necessario – avverto – un certo allenamento affinché il nostro sguardo e il nostro rapporto con il reale, rappresentato dall’ambiente di vita, si rinnovi. Si tratta, infatti, di rompere percezioni stereotipate, spesso meccanicamente ripetute da media, scuola, ecc., per lasciarsi invece penetrare e vivificare dal richiamo ideale verso un universalismo europeistico dei popoli che sia in grado di produrre una diversa percezione e quindi rivisitazione dell’eredità culturale presente nel proprio territorio. Così facendo, in un certo qual modo, si creerà un significativo spiraglio perché nelle nostre città possa tornare a librarsi quello “spirito potente unificatore” richiamato dalle parole di Joseph Roth

Si tratta, in fondo, di considerare il territorio come un libro vivente, dove comunque, almeno in parte, sono stati già scritti, per poi purtroppo essere brutalmente interrotti dall’irrompere di ideologie politiche ispirate al nazionalismo statuale, non pochi capitoli in tema di universalismo europeistico.

2. Un altro aspetto, che introduce invece il primo dei due elementi proposti a livello di metodologia dell’animazione, è legato al fatto che, se è possibile e corretto procedere ad una rivisitazione della storia locale e regionale dal punto di vista dell’universalismo europeista, non è detto che, comunque, che ciò debba significare comunque procedere ad una riproposizione di simboli. Una riattualizzazione non è infatti praticabile sempre e ad ogni costo, in quanto i simboli possono infatti rinnovarsi ma anche perdersi definitivamente.

L’unica strada che mi sento di suggerire è quella di non svolgere “operazioni a tavolino” ma di confrontarsi con la comunità per cogliere, nella relazione vitale con questa, se e quanto delle iconografie simboliche tradizionali un tempo presenti nei territori ha senso riproporre oggi.

3. Se comunque si decide di procedere in questa direzione all’interno di un progetto di animazione, altra importante avvertenza è quella di non limitarsi ad una riproposizione meramente ripetitiva. Piuttosto si tratta di ricorrere agli antichi simboli di appartenenza europea in una funzione di stimolo – provocazione finalizzata, ad esempio, ad attivare nuovi percorsi creativi che favoriscano l’emergere, ad esempio attraverso il linguaggio dell’arte artistico, di una dimensione simbolica attualizzata dell’ideale di universalismo europeistico su precisi contenuti. Ideale che – ed è questa la specificità del momento storico – oggi viene a tradursi in istituzioni comuni europee, non per una volontà monocratica o “divina”, ma per la spinta consapevole di popoli che sentono di appartenere ad una “casa comune” e di pace.

Temi specifici di lavoro legati al motivo dell’universalismo europeistico

Indico qui, a titolo di esempio, alcuni titoli possibili legati a questa tematica dell’universalismo europeistico visto nell’ambito della storia locale, che possono essere oggetto di progetti di ricerca ed animazione culturale, in fondo attuabili, almeno in Lombardia, quasi città per città.

Titoli che, inoltre, rappresentano comunque già l’oggetto di alcune pagine Web di Green Man Magazine.

– L’Impero, i suoi simboli (corona reale, corona imperiale, ecc.), i suoi istituti:

la Corona Ferrea e l’Europa. La sue rappresentazione negli affreschi delle chiese dei Pirenei catalani

il Toson d’Oro. La storia di questo ordine cavalleresco nello specifico di un determinato contesto territoriale (es.la Lombardia)

– culti di santi con diffusione di carattere europeo: Giovanni Nepomuceno, santo della Mitteleuropa;

– episodi locali della vita di personaggi storici che con la loro avventura umana hanno dato un significativo contributo al configurasi del comune spazio europeo: Colombano, santo dell’Europa della diversità

L’articolazione di un progetto di ricerca / animazione
Fase preliminare di in un progetto di ricerca / animazione è la sistematica rilevazione, nei luoghi presi in esame, di quelli che sono i supporti materiali o immateriali legati a come in quel determinato territorio (locale e / o regionale) si manifestava l’eventuale presenza di una cultura universalistica europea.

Questi supporti possono essere rappresentati

da iconografie ancora presenti, a livello paesaggistico e / o magari artistico, sia pure cadute in disuso oppure non adeguatamente sottolineate e valorizzate rispetto ai significati che sottendono, che andranno invece rilevate, censite, e successivamente debitamente tutelate;

dalla memoria storica, sia che questa sia documentata attraverso precise fonti storiche sia che questa venga tramandata unicamente a livello di storia orale. In questo caso si tratterà invece di testimonianze che configurano il “paesaggio interiore” legato a questi luoghi; anche queste andranno documentate, raccolte e conservate in modo organico e ragionato.

Il livello successivo consiste nell’attivazione di un percorso di produzione culturale a livello di:

rivisitazione e attualizzazione sociale di tali contenuti, in chiave educativo / formativa (schede didattiche rivolte al mondo della scuola, ad esempio);

reinterpretazione artistico / creativa (laboratori, mostra d’arte, ad esempio);

dibattito culturale (ad esempio convegno scientifico di reintrepretazione storica);

divulgazione e informazione, con utilizzazione dei media più moderni (ad esempio sito Internet e Pagine Web, come già Green Man Magazine sta facendo).

Fortunatamente non si parte da zero. Infatti già esistono alcune interessanti esperienze che vanno nella direzione sopra indicata. Ricordiamo, ad esempio, la mostra itinerante di arte contemporanea dedicata alla figura di S.Giovanni Nepomuceno promossa dal land Alta Austria, che è stata presentata anche in Italia dal Comune di Villaverla (Vi). Di questa Green Man Magazine presenta alcune immagini.

Roberto Albanese

http://www.greenman.it

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