Teodolinda e Colombano. Itinerario tra Monza, S.Colombano al Lambro (Milano), Monte Penice (Pavia), Bobbio (Piacenza).

di Roberto Albanese

Itinerario tra Monza, S.Colombano al Lambro (Milano), Monte Penice (Pavia), Bobbio (Piacenza). Due figure guida di livello europeo ci conducono in un itinerario tra Monza / Brianza e l’Oltrepo Pavese che ripercorre episodi decisivi di un travagliato periodo storico di transizione e incontro / scontro tra popoli e culture forse non molto diverso da quanto noi viviamo oggi

Indice

1. Premessa

2. Il contesto storico e i personaggi

3. L’itinerario geografico nei luoghi della storia e del mito

3.1 -La zona collinare preappenninica del Lodigiano

Scheda ambiente n.1: i luoghi di interesse naturalistico del Lodigiano presi in esame

3.2 – Le montagne dell’Oltrepo: il Monte Penice

Scheda ambiente n.2: i luoghi di interesse naturalistico dell’Oltrepo pavese presi in esame

SCHEDA IMMAGINARIO AMBIENTALE

1.Premessa

Proponiamo un itinerario inusuale di visita all’Oltrepo Pavese che privilegi come filo conduttore per la visita ai luoghi la storia e l’immaginario, da ricontestualizzare appunto in spazi geografici definiti che l’abitudine attuale tende a separare da tali contenuti.

In particolare si tenta una sorta di “gemellaggio” tra Monza / Brianza e Olterpo in quanto le figure guida saranno due personaggi storici (ma poi assunti anche dall’immaginario mitico) di spicco sia per la storia locale come per quella nazionale ed anche europea: il monaco Colombano e la regina longobarda Teodolinda.

Teodolinda e Colombano sono due personaggi di primo piano che hanno contribuito ad avviare quelle scelte strategiche che guideranno al superamento della profonda crisi nella quale l’Europa si trova all’inizio del Medioevo che, per molti versi equiparabile a quella attuale (si pensi alla tematica dell’incontro tra diversi, in quel caso i “barbari” vincenti e i vinti ben più “civilizzati”).

2.Il contesto storico e i personaggi

Infatti tra il V e l’VIII secolo all’interno dei regni barbarici che si erano costituiti in Europa (inizialmente in gran parte pagani od eretici e comunque estranei alla cultura latina) si vivono grandi tensioni. La Chiesa stessa, squassata da scismi e da forti contrasti con i nuovi poteri politici nonché da calo di tensione morale, vede messa in discussione la sua esistenza.

Colombano è uno dei maggiori protagonisti del movimento di rinnovamento religioso che riuscirà a rifondare la vita religiosa della cristianità occidentale.

Teodolinda, a sua volta, interpreta un progetto di evoluzione verso un nuovo equilibrio, basato sull’integrazione tra due mondi, come quello barbarico e quello latino, che fino ad allora non avevano ancora saputo trovare modalità positive di incontro.

Sono tutti e due personaggi di livello europeo che però, in un dato periodo della loro vita, si incroceranno sul territorio lombardo.

Ma tale fu la loro importanza da “sacralizzarli” dal punto di vista religioso e / o del mito.

Nella storia del cristianesimo e dell’Europa indubbia è l’importanza del monaco Colombano, al quale si associa l’insieme di quei monaci celti che fornirono nuova linfa vitale alla cristianità nei secoli incerti dell’inizio del Medioevo (1).

Nella storia culturale della Brianza, sostiene Ignazio Cantù, Teodolinda è “mito storico, alla quale si riferisce tutto ciò di cui non si sa rendere altrimenti una ragione” (2).

Leggeremo quindi le tracce di questa vicenda appassionante che si trovano nel territorio preso in esame, indicativamente compreso tra la Brianza, Milano e l’Oltrepò Pavese.

Colombano sfugge ad una persecuzione che è insieme politica e clericale, essendosi reso inviso per la sua coerenza sia ad ambienti di corte come al clero locale. Così deve abbandonare il territorio dei re Franchi, dove, sia in Gallia come nella attuale Svizzera, aveva promosso e organizzato monasteri legati alla austera “regola” irlandese.

E’ invece ben accolto dall’altra parte delle Alpi, dove il potere politico dominante – quello longobardo del re Agilulfo (ariano) e della regina Teodolinda (cattolica) – è antagonista ai Franchi e ha ancora aperta una delicata partita con la Chiesa cattolica, guidata da papa Gregorio Magno. Anzi è stato anche ipotizzato che Colombano ricevesse un esplicito invito da parte della corte longobarda a recarsi in Italia (3). Così nel 612 Colombano arriva a Milano, dove si dedica per circa due anni alla conversione degli ariani.

Dell’arrivo di Colombano in Lombardia si hanno tracce in Brianza, visto che questo territorio risultava essere una zona di passaggio obbligato per raggiungere Milano arrivando dal nord Europa. In località Beverate di Brivio, ad esempio, si trova la badia di San Colombano, che Ignazio Cantù, nella sua guida sulla Brianza del 1837, definisce “antichissima” (4).

Colombano si impegna come mediatore per superare i contrasti interni al cattolicesimo, invocando l’intervento di papa Bonifacio in sostanziale appoggio alle posizioni dei monarchi longobardi. L’invocazione resterà senza esito, ma è indicativa di come oramai la strada fosse quella della collaborazione e non più dello scontro tra longobardi e chiesa cattolica.

Si crea quindi uno positivo stretto legame tra Teodolinda e Colombano, che porterà alla nascita di un centro di rinnovamento sociale, culturale e religioso che avrà grande importanza per tutto il periodo medievale: l’abbazia di Bobbio.

3.Itinerario geografico nei luoghi della storia e del mito

Questo itinerario si struttura quindi come rievocazione e ricollocazione geografica degli episodi, storici e / o immaginari, che originano la fondazione dell’abbazia di Bobbio e che hanno come protagonisti Teodolinda e Colombano.

SCHEDA AMBIENTE N°1: I LUOGHI DI INTERESSE NATURALISTICO DEL LODIGIANO PRESI IN ESAME
Situazioni di particolare rilevanza ambientale presenti nella zona presa in esame

Il colle di S.Colombano al Lambro e il Bosco di Graffignana

Il paese di S.Colombano al Lambro si trova ai piedi di un dolce rilievo collinare, in gran parte coltivato a vite. Tale rilievo ha una lunghezza di circa 8 chilometri, con direzione sudest – nordovest. Ha un’altitudine massima di 147 m. e una larghezza media di 2 chilometri. Due sono le ipotesi geologiche sulla sua origine: per fenomeni tettonici o per separazione dallo sperone subappenninico di Stradella, tagliato dal fiume Po.

Sul versante nord – ovest si trova una zona di 50 ettari di bosco ceduo (soprattutto castagni), chiamati Bosco di Graffignana (5).

3.1 – La zona collinare preappenninica del Lodigiano

E’ il 613, Colombano si è oramai trasferitosi nei territorio di Lodi, quasi certamente nella zona di S.Colombano al Lambro. Teodolinda decide di recarsi in pellegrinaggio presso di lui.

Anche noi ripercorreremo il loro itinerario, non disdegnando però di usare come mezzo di trasporto la ben più prosaica automobile.

Prendiamo quindi l’Autostrada del Sole e usciamo a Lodi, proseguendo poi in direzione di S.Angelo Lodigiano e di S.Colombano al Lambro.

Una breve visita al borgo medievale, ai resti del castello e alla chiesa parrocchiale stimolerà la nostra fantasia a farci immedesimare nell’atmosfera del nostro itinerario dedicato a personaggi storici dell’inizio del Medioevo (anche se cronologicamente di molto precedenti all’età dei monumenti che qui si possono vedere). Va a merito di questo piccolo paese, che ora appartiene alla provincia di Lodi, aver saputo almeno in parte mantenere l’impianto medievale originario.

Tra i due protagonisti c’è oramai un’intesa di fondo. Probabilmente la scelta di Teodolinda di portare il regno longobardo a virare decisamente verso il cattolicesimo ha necessità di radicarsi tra quell’aristocrazia guerriera – ancora di fede ariana – che sorveglia i confini con la zona controllata dai Bizantini (che passano non molto lontana dal Monte Pénice). Per questi motivi forse i re longobardi avrebbero indirizzato Colombano a localizzare un suo nuovo monastero proprio in tali territori dell’Oltrepo Pavese (6).

I due si pongono insieme in viaggio verso le montagne appenniniche più vicine.

Anche noi lasciamo S.Colombano al Lambro per dirigerci verso l’Oltrepo, passando attraverso il paese di Miradolo Terme e seguendo le indicazioni per Broni / Stradella.

2 – Le montagne dell’Oltrepo: il Monte Penice

Il passo del Penice, tra Varzi e Bobbio, non solo collega la Lombardia con l’Emilia ma è zona fulcro anche rispetto alla Liguria e al Piemonte. Noi arriveremo comunque provenendo da Broni.

I due, secondo la tradizione, risalgono assieme il Monte Penice, dalla cima del quale individueranno – secondo la leggenda – il luogo dove fondare il nuovo insediamento monastico.

Viene così data in donazione a Colombano l’antica chiesa di S.Pietro a Bobbio – o meglio, quanto resta di questa – e un ampio insieme di terre, ciò al fine di costituire un nuovo monastero. La regina concede anche al monastero alcune delle preziose boccette di olio santo avute da papa Gregorio Magno e conservate nel tesoro del Duomo di Monza.

Prende così avvio la storia del monastero di Bobbio, uno dei più importante centri religiosi e culturali dell’Italia medievale.

Colombano dedicherà a tale missione gli ultimi due anni della sua vita, affrontando fino all’ultimo grandi fatiche e rischi, che le leggende e le tradizioni raccontano ancora in chiave fantastica, come nel caso della leggenda dei Sassi Neri (vedi oltre).

Colombano morirà a Bobbio il 23 novembre del 615, all’età di settantatre anni.

Vari fatti miracolosi capitati durante la sua vita (9) portarono poi ad attribuire al santo capacità taumaturgiche legate, tra l’altro, al controllo delle forze della natura, in particolare acqua ed animali.

SCHEDA AMBIENTE N°2: I LUOGHI DI INTERESSE NATURALISTICO DELL’OLTREPO PAVESE PRESI IN ESAME
Situazioni di particolare rilevanza ambientale presenti nella zona presa in esame (7):

Giardino di Pietra Corva;

la Riserva del Monte d’Alpe;

i Sassi Neri del Monte Penice.

Partendo da Pavia / Broni, si prende la Strada Statale 412 in direzione del Passo del Penice; si risale così la valle del torrente Tidone, superando il paese di Romagnese. Si seguono le indicazioni per il Giardino di Pietra Corva e, dopo circa due (o sei ?) chilometri, si prende appena a sinistra per poi risalire di poco le pendici del Monte Pietra di Corvo, lasciando l’auto nel relativo parcheggio.

Il Giardino si trova a quota 930 metri slm, mentre la cima del monte tocca i 1087 m; il paesaggio ha la caratteristiche peculiari dell’Appennino. Nel Giardino sono coltivate più di 1500 specie floreali di alta e media montagna provenienti da svariate parti del mondo. Si può osservare emergere dal terreno le “pietre verdi” di origine magmatica tipiche di questa zona.

Riprendiamo la Statale in direzione del Passo del Penice, percorrendola ancora per circa tre chilometri, svoltando a destra verso la frazione Crotta, dove si potrà parcheggiare.

Questa zona alle pendici del Monte d’Alpe (la vetta arriva ai 1.253 metri di altezza), si caratterizza per la presenza di boschi misti di pini, abeti e faggi. Per tutelare questa vegetazione e conservare le popolazioni di insetti del gruppo Formica Rufa la zona è stata riconosciuta come Riserva Naturale Regionale parziale biogenetica.

Ritorniamo sulla SS 412, risalendola in direzione sempre del Passo del Monte Penice.

“Tra Pietra Corva e la cantoniera del Pénice, lungo il crinale, si incontra un’interessante serie di serpentini stratificati, che sorgono dai calcari marnosi e dai galestri” (8). La presenza di queste rocce di origine vulcanica viene associata ad eventi miracolosi della vita di S.Colombano.

SCHEDA IMMAGINARIO AMBIENTALE
S.Colombano e i Sassi Neri del Monte Pénice
“Anche San Colombano, come tutti i monaci e gli eremiti, ebbe i suoi scontri con il diavolo. Vuole la leggenda che le tracce di queste battaglie si trovino ai Sassi Neri, che dominano su Bobbio, poco sotto il passo del Pénice, a quasi 1000 m. di quota. Nella zona il santo si ritirò in meditazione durante l’unica quaresima che trascorse nella val Trebbia. I Sassi Neri sono una gigantesca frana di rocce serpentinose, sovrapposte a strati calcarei e marnosi e ad arenarie che contengono mica. La pietra è attraversata da venature di sostanze bituminose con belle geodi di calcite. Secondo la tradizione si tratta delle tracce carbonizzate degli strali demoniaci e forse, guardando bene, vi si potrà distinguere il diavolo stesso, rimasto infine pietrificato per le preghiere del santo” (10)

4. Note

(1) Vedi ad esempio MARTIN WALLACE, A Little Book of Celtic Saints, Appletree Press, Belfast, 1995.

(2) IGNANZIO CANTU’, Guida per monti della Brianza e per le terre circonvicine, Milano, Santo Bravetta, 1837; riedizione del 1998 da Alessandro Dominioni Editore (Como), p.99. Nelle storie popolari locali, sostiene Silvia Battistelli, “la terra di Brianza partecipa alla lotta cosmica dei due principi contrapposti, in una concezione morale della vita come battaglia incessante in cui si attua il destino personale dell’uomo”. In questo repertorio fiabesco “personificazione del Bene è Teodolinda, che come una fata compie prodigi, sempre pia, solerte, affettuosa e riformatrice”. SILVIA BATTISTELLI, Leggende e storie brianzole, Libreria Meravigli Editrice, Vimercate (Milano), 1992, p.5.

(3) ALBERTO MAGNANI YOLANDA GODOY, Teodolinda la longobarda, Milano, Editoriale Jaca Book, 1998, p.92.

(4) Cfr.IGNANZIO CANTU’, op.cit., p.63.

(5) Per approfondimenti e maggiori notizie anche logistiche vedi WWF, Il camminalombardia, Edizioni Ambiente, Milano, 1994, pp.110-114 nonché TOURING CLUB ITALIANO, Lombardia in bicicletta, Milano, 1989, pp.158-160.

(6) ALBERTO MAGNANI YOLANDA GODOY, op.cit., pp.96-97.

(7) Per approfondimenti e altre informazioni anche logistiche vedi WWF, op.cit., pp.80-85.

(8) ALBERTO ARECCHI (a cura di), Colline e montagne pavesi – Val Versa Val Tidone, Collana Liutprand, Pavia, 1996, p.36.

(9) Cfr. ALFREDO CATTABIANI, Santi d’Italia, BUR, Milano, 1999, vol.primo, p.281.

(10) ALBERTO ARECCHI (a cura di), op.cit., pp.2-3.

Roberto Albanese

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