Don Zocca, l’erborista di Dio

La storia della missione umanitaria svolta per più di quarant’anni da un prete della montagna lessina (VR) che oggi svela a tutti un messaggio di grande attualità: salute è insieme cura della persona e dell’ambiente .

Indice:

  • Premessa
  • La natura a servizio della povera gente
  • Far del bene può dar fastidio ai potenti…
  • Don Zocca e la “cultura della natura” dei Cimbri

Premessa

Ho sentito per la prima volta raccontare di Don Luigi Zocca quando Emma mi portò a fare conoscenza della ziotta.

La trovammo lì, seduta al centro della grande sala della casa di riposo, che sfogliava con curiosità un rotocalco femminile.

“Oh eccovi qui”, disse mentre mi scrutava da capo a piedi. “Allora è proprio come la canzone: moreto lu, biondina sono io …” “…che bella coppia che ha formato Dio ….” intonò Emma che poi proseguì: “Ziotta, sei sempre la solita impicciona degli affari degli altri; proprio come una comare!”

E in effetti la ziotta per decenni era stata la comare di quel piccolo paese di montagna. Come levatrice, aveva aiutato a nascere generazioni di abitanti del luogo e come guaritrice aveva sempre curato le malattie usando solo le erbe dei prati.

“Non pochi qui devono a lei due volte la vita” – proseguì Emma – “Allora il medico si trovava solo in valle e spesso quando si arrivava da lui era troppo tardi! Così ci si doveva arrangiare da soli con quello che la natura offre.”

“Ma ziotta, incalzai, come facevi a conoscere tu tutte queste cose sulle proprietà delle erbe?”.

“Devi sapere …” cercò di proseguire Emma.

“Tasi, tasi ti che ghe conto mi la storia vera de el me prete de Sprea …”.

La natura a servizio della povera gente (*)

A quasi cinquant’anni dalla morte di don Zocca, il suo nome è ancora quasi venerato dalla gente del luogo. Don Luigi Zocca, nato nel 1877 , è quasi una “leggenda”. Fu certamente una figura carismatica e la gente di montagna dell’alta valle d’Illasi (VR) nutre per lui una sorta di venerazione. Nei trent’anni che visse a Sprea riuscì a dare un enorme impulso alla medicina tradizionale della Lessinia rivelandosi, a posteriori, anche un vero e proprio anticipatore dell’attuale gran ritorno alla fitoterapia e alla medicina olistica in generale.

Lo chiamavano anche l”‘Erborista del Signore”, il “Prete delle Erbe” e dal 1918 al 1951 visse proprio nella canonica della chiesa (non a caso dedicata a S.Rocco, santo invocato per la cura in genere delle malattie e qui ancora molto venerato) dove oggi ha sede l’ Erbecedario, associazione che si dedica proprio al rilancio di questa tradizione.

Poche righe non bastano a raccontare la sua storia, e comunque su di lui esiste una vasta bibliografia e sono stati girati alcuni cortometraggi.

Arrivò a Sprea alla conclusione della prima Guerra Mondiale; una scelta che, per alcuni, fu una “decisione di rottura” presa da una persona dallo “spirito libero, burbero, per nulla diplomatico” (**). Infatti negli anni della Grande Guerra don Zocca era stato cappellano presso alcuni ospedali militari, dove con le sue competenze erboristiche curò e guarì molti soldati (***). Forse l’esperienza umanitaria vissuta non fu estranea a questa decisione.

A Sprea, oltre alle funzioni religiose, Don Zocca si dedicava quasi esclusivamente all’attività fitoterapeutica. Ebbe molti proseliti e fu una fortuna perché non scrisse libri ma affidava i suoi consigli, medicamenti e ricette a foglietti volanti, sempre scritti con matita copiativa.

Aveva un suo personale metodo di lavoro: impiegava contemporaneamente nelle sue ricette tutti gli elementi della natura, acqua in particolare, e si prendeva cura dell’ essere umano anche sotto l’ aspetto psichico, consigliava e utilizzava soprattutto piante della flora locale.

Per i suoi rimedi non utilizzava più di una sessantina di erbe, una quarantina togliendo quelle di origine esotica: Artemisia, Assenzio, Bardana, Biancospino, Borsa del Pastore, Camedrio, Camomilla, Centaurea Minore, Centinodia, Coda Cavallina, Crescione, Ebbio, Edera Rampicante, Edera terrestre, Farfaro, Frassino, Giaggiolo, Ginepro, Gramigna, Iperico, Lichene, Malva, Melissa, Menta, Millefoglio, Noce, Ortica, Parietaria, Piantaggine, Polipodio, Prezzemolo, Rosmarino, Rovere, Ruta, Salvia, Sambuco, Serpillo, Tarassaco, Valeriana, Verbasco, Viola.

Le sue formule erboristiche sono combinazioni che vanno dalle cinque alle sette unità botaniche per sfruttare le proprietà sinergiche dei diversi principi attivi. Prediligeva il decotto all’ infuso che meglio si presta allo sfruttamento delle specie autoctone. Il dosaggio era piuttosto sostenuto.

Oggi si sta riscoprendo la sua importanza, tant’è che a lui e alle sue erbe è stato dedicato un monumento (vedi foto a lato)!

(*) Riportiamo in larga parte la scheda sulla storia di don Zocca fatta da Barbara Bertasi, de “L’Erbecedario della Lessinia”..

CARLO NORDERA (a cura di), La medicina popolare dei “Cimbri” veronesi, Edizioni Taucias Gareida, Giazza – Verono, 2002, p.186.

Ibidem, p.196.

Far del bene può dar fastidio ai potenti…

Nel ’43/’44 il parroco di Sprea entrò nel mirino dei potenti ai quali don Zocca, esercitando gratuitamente la sua attività, “rompeva le uova nel paniere”. Infatti farmacisti e medici di Verona lo accusarono di esercitare abusivamente la loro professione e indussero i fascisti e le autorità ad intervenire.

Questi si presentarono alla canonica su una “Balilla”, che per allora era un efficientissimo mezzo di trasporto, e don Zocca fu invitato a seguirli entrando in auto.

E qui successe l’incredibile. Entrato in vettura don Zocca, il motore dell’automobile si spegne! Grande agitazione fra i militi che, fatto scendere il prete, armeggiano per sistemare il guasto. Quando il motore riparte e la squadra risale sul mezzo, la Balilla inspiegabilmente si ferma ancora! La scena si ripete così per parecchie volte finché la squadraccia, sconfortata, decide di lasciare il prete nella sua parrocchia.

Don Zocca, evidentemente, aveva tanto ancora da fare nella sua Sprea per la cura di anime e corpi e la sua missione non poteva essere interrotta dall’arroganza dei potenti!

Don Zocca e la “cultura della natura” dei Cimbri

Don Zocca ha insegnato alla gente della Lessinia un insieme di conoscenze di tipo erboristico riprendendo e rendendo sistematica una predisposizione già presente a livello di cultura tradizionale e di usi locali. L’ambiente e la natura hanno infatti sempre rappresentato importanti elementi nella vita dei montanari “Cimbri” della montagna veronese.

I rapporti cordiali del clero con le popolazioni locali fecero in modo che questa sensibilità a “curarsi con la natura” diventasse costume comune e, partendo da queste valli lontane, si diffondesse poi anche verso la città. Nel caso di don Zocca la sua notorietà arrivò in gran parte del nord Italia, allargandosi anche oltre i confini nazionali. Si racconta, ad esempio, che tra gli illustri personaggi curati dalle sue erbe della Lessinia ci fu anche la principessa Mafalda di Savoia.

Questi aspetti culturali e sociali della storia di don Zocca sono ora efficacemente documentate nella pubblicazione di Carlo Nordera La medicina popolare dei “Cimbri” veronesi (vedi immagine a lato).

Roberto Albanese

http://www.greenman.it

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